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Si ringrazia:

L'attività venatoria è svolta in Italia da una percentuale irrisoria di persone - l'1% della popolazione - eppure fa danni enormi: agli animali, che a decine di milioni vengono ammazzati, all'ambiente, riempito di piombo, alle persone, che non possono più andare in campagna o in montagna in tutta tranquillità durante la stagione venatoria, perché i cacciatori "comandano loro" con prepotenza e arroganza e feriscono e ammazzano "per sbaglio" persone innocenti.

È bene che ciascuna persona comune, che nulla sa della caccia, si renda conto di quanti e quali danni questa pratica violenta causi, e smetta di accettarla tacitamente o di non interessarsene.

L'attività di caccia in Italia è regolamentata dalla Legge n.157/92.

 

Danni e crudeltà

In Italia vengono uccisi almeno 100 milioni di animali l'anno, per la maggior parte uccelli di varie specie, ma anche lepri, cinghiali, cervi, caprioli, daini. Cento milioni di animali uccisi per divertimento.

 

Bracconaggio

Il bracconaggio in Italia è molto diffuso, vietato ma tollerato in quanto "tradizione popolare". Sono usati "archetti", trappole a cappio, reti verticali in cui gli uccelli rimangono impigliati e muoiono d'inedia dopo giorni di agonia.

Alcuni dati: nel corso del 2000 e 2001 la LAC (Lega Abolizione Caccia) ha raccolto e distrutto complessivamente oltre 30.000 archetti, 450 reti e liberato centinaia di uccelli (pettirossi, passere scopaiole, tordi, merli, cince ecc.).

I principali campi antibracconaggio si svolgono nelle valli bresciane (da settembre a dicembre), dove sono diffusi archetti e trappole a scatto in cui gli uccelli rimangono intrappolati per le zampe, spesso amputandosele e morendo dissanguati; in Sardegna dove i bracconieri utilizzano trappole a cappio, poste sui rami di corbezzolo, in cui gli uccelli rimangono impiccati. Qui nel 2001 la LAC ha portato a termine la triste raccolta record di oltre 13.000 trappole.

Le Isole Pontine e Cipro, dove il fenomeno è molto preoccupante e in espansione soprattutto in primavera e durante le fasi di migrazione, sono altre zone di intervento della LAC.

Le attività contro il bracconaggio della LIPU si concentrano principalmente su 4 aree:

STRETTO DI MESSINA – versante calabrese, dove si svolge, dal 1984, un campo antibracconaggio LIPU nei mesi di aprile-maggio (negli ultimi anni con coda di un’altra settimana in giugno) e, ancora più di recente, con replica in settembre. Qui i bracconieri sparano dai bunker e dalle case (anche dal balcone) principalmente al falco pecchiaiolo in migrazione (e altre specie di rapaci e le cicogne). Ogni anno vengono uccisi circa 200 falchi (erano 2-3.000 nel 1984)

VALLI BRESCIANE: ogni anno, specialmente tra settembre e novembre, opera nel bresciano il nucleo antibracconaggio LIPU, composto dall’Ispettore Piergiorgio Candela e da altri agenti. Anche nel 2007 il Nucleo operativo antibracconaggio LIPU è intervenuto nel bresciano per contrastare il noto fenomeno dell’uccellagione ai pettirossi e altre specie di piccoli uccelli selvatici. Trappole e reti sono state trovate installate anche all’interno di proprietà private, all’interno di giardini o in orti di cascine trasformate in roccoli clandestini. Oltre 2mila trappole rimosse, 33 uccellatori denunciati, 53 sequestri penali convalidati dall’autorità giudiziaria. Nel dettaglio, sono state 2.116 le trappole tra archetti e “Sep” (piccole tagliole) rimosse dagli agenti LIPU, 102 le reti (che in 8 casi almeno formavano dei veri e propri roccoli), 10 gabbie-trappola per la cattura di uccelli vivi e 28 tra bastoni o arbusti ricoperti di vischio. Durante le operazioni sono stati sequestrati 259 uccelli vivi, mentre 785 esemplari morti sono stati rimossi dalle trappole e dalle reti. Gli uccelli vengono uccisi per essere rivenduti alle trattorie locali per la preparazione della “polenta e osei”.

VASCHE DELLA CAMORRA – CAMPAGNA LIPU “VOLO LIBERO”. Dai bunker illegali gestiti dalla camorra e affittati per un importo tra i 7.500 e i 15.000 euro a stagione, i bracconieri sparano ogni anno a oltre 6.000 uccelli protetti in provincia di Caserta, servendosi di laghetti artificiali: aironi, cavalieri d’Italia, fenicotteri, falchi di palude, chiurli, pittime reali, garzette. L’ultima operazione ha permesso il sequestro di 40 vasche abusive. E su quella zona c’è un progetto di recupero ambientale elaborato da LIPU con il Ministero dell’Ambiente: l’intento è quello di realizzare un’oasi naturalistica aperta al pubblico. Intanto l’area è diventata Riserva naturale.

CAGLIARI – SULCIS MERIDIONALE Molto pesante il bilancio del campo LIPU concluso a gennaio 2008 in Sardegna, provincia di Cagliari, nel Sulcis meridionale. I 25 volontari hanno sequestrato 15.000 trappole e decine di reti fisse lunghe per catturare tordi e pettirossi, una miriade di lacci e cavetti metallici per intrappolare cervi, gatti selvatici e cinghiali. Provenienti da Sardegna e da altre regioni, i volontari, cui si sono aggiunti alcuni attivisti della LAC, sono stati impegnati nella rimozione di trappole mortali e reti per la cattura di passeriformi, principalmente tordi, pettirossi, capinere. Molto preoccupante la situazione degli sbarramenti di reti fisse collocate dai bracconieri sui crinali per la cattura indiscriminata di migliaia di uccelli grandi e piccoli. Gli uccelli catturati, almeno 600mila all’anno, alimentano un florido mercato illegale, gestito da vere e proprie associazioni criminali. Queste prosperano incontrastate, realizzando enormi profitti con la vendita al dettaglio, nei mercati, nei ristoranti e nelle macellerie delle “grive”, piatto tipico composto da otto tordi bolliti e poi messi a macerare nelle foglie di Mirto.

 

 

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