ATTIVITA’ DI INANELLAMENTO
La cattura ed inanellamento degli uccelli a scopo
scientifico è una tecnica basata sul marcaggio individuale dei volatili con
l’apposizione di una anello metallico alla zampa. La
successiva ricattura di un uccello inanellato ci fornisce indicazioni sulla sua
vita ed in particolare dei suoi spostamenti.
L’inanellamento degli uccelli a scopo scientifico nacque
in Danimarca nel 1889, quando H.d:
Mortensen marcò alcuni storni con anelli metallici con impressi
numeri progressivi, con lo scopo di ricevere lettere di segnalazione. Da allora
l’inanellamento si e’ evoluto in tecnica di ricerca utilizzata in tutto il mondo, basandosi sulla
marcatura individuale degli uccelli mediante anelli di tipo e diametro adatti
alle dimensioni ed alle abitudini delle diverse specie.
In Italia l’inanellamento
a scopo scientifico iniziò nel 1929 ad opera
del prof. Alessandro Ghigi,
particolarmente interessato allo studio delle migrazioni degli uccelli.
Realizzò una rete di stazioni di inanellamento istituendo
una serie d Osservatori Ornitologici
già coordinati a livello
nazionale dall’Università di Bologna.
Successivamente la legge quadro sulla caccia n
968/77 definì la regolamentazione delle
attività di cattura a scopo scientifico
e amatoriale. Piu’ recentemente la legge per la protezione della fauna
selvatica e per il prelievo venatorio n
157/92 ribadisce il ruolo di coordinamento centrale
dell’attività di inanellamento affidato all’Istituto Nazionale per la Fauna
Selvatica che funge anche quale
rappresentante nazionale in seno
all’EURING, l’Unione europea per l’inanellamento, fondata a Parigi nel 1963 con
il fine di organizzare, coordinare e standardizzare questa attività di ricerca a livello europeo.
In Piemonte l’inanellamento a scopo scientifico ha avuto inizio nel 1974
come attività collaterale nell’ambito di ricerche effettuate sulla
nidificazioni di Aldeidi in regione
La costruzione del “roccolo”, nel 1977, presso la Cascina
Serralunga di Bandissero d’Alba (Cn) ed il suo
successivo riconoscimento da parte della Provincia di Cuneo, nel 1980, della
stazione quale primo Osservatorio Ornitologico Piemontese, segnò l’inizio
ufficiale dell’inanellamento in Piemonte. Protagonisti del progetto furono
Mimmo Ferro, Costanzo Ruella e Giovanni Boano, oggi direttore del Museo di Storia naturale di Carmagnola e
ornitologo di riconosciuta fama .
Da quella data le stazioni di inanellamento
sono andate progressivamente aumentando; la copertura del territorio è stata
modesta fino al 1987, stabilizzandosi
successivamente su circa 100 località visitate ogni anno.
Ad Asti, l’attività di inanellamento
e’ iniziata nel 2004 presso il Centro LIPU di Tigliole d’Asti, su un’area di
circa 3 ettari.
Oggi tutte le attività vengono condotte nel
rispetto della L. 157/92 secondo le specifiche dell’Istituto Nazionale per la
Fauna Selvatica .
La cattura e successivo rilascio degli uccelli marcati
avviene mediante l’utilizzo di reti speciali, chiamate mist-net o reti-nebbia, montate da personale esperto in zone
naturali che consentono questo tipo di ricerca. Nello spazio di tempo che
intercorre tra cattura e rilascio vengono prelevati
una serie di dati riguardanti lo stato di salute dell’uccello (condizioni del
grasso e dei muscoli pettorali, peso) e misure che consentiranno di poter
migliorare le conoscenze riguardo le singole specie (misura delle ali, età,
sesso, ecc…).
Esaminando un uccello per inanellarlo raccogliamo
dati quali identificazione della specie, determinazione di età e sesso, varie
misure biometriche utili a caratterizzare
le diverse popolazioni, la quantità di grasso accumulata dai migratori, lo
stato della muta l’habitat di cattura; tutte informazioni utili ad aumentare le
conoscenze su etologia e fisiologia delle specie catturate
I soggetti marcati e poi catturati o trovati morti ci
danno informazioni su durata della vita e spostamenti; permettono quindi di
definire rotte migratorie e le aree di sosta ,
fornendo cosi’ indicazioni sulla fenologia della migrazione nei diversi luoghi
e quindi ricavando dati utili per la creazione
e gestione di aree protette.
OPERATIVITA’
cattura di uccelli selvatici
tramite metodi appositamente progettati per fini di ricerca ed autorizzati
dall’Istituto;

identificazione delle specie
catturate;

marcaggio con anelli metallici
forniti dall’I.N.F.S., riportanti la sigla identificativa dell’Istituto o con
altri contrassegni visibili a distanza;

determinazione,quando tecnicamente
possibile,e codificazione del sesso e dell’età;
rilevamento dei dati morfometrici (salvo situazioni
eccezionali) e delle altre informazioni richieste dall’Istituto, tramite
procedure standardizzate aggiornate;

rilascio in natura dei soggetti
inanellati;

codificazione e trasmissione a scadenza regolare di tutti i dati raccolti esclusivamente
all’I.N.F.S. con le modalità da questo specificate
.
Picchio verde (Picus
viridis). Foto M.Cozzo.
Codirossone (Monticala
saxatilis) Foto M.Cozzo
Lui piccolo (Phylloscopus
collybita) Foto M.Cozzo.
Rigogolo (Oriolus
oriolus) Foto D. Marinetto 
Questa operazione ha lo scopo di raccogliere dati
scientifici sull’avifauna stanziale e migratoria della nostra zona.
Tutti i dati ricavati dall' inanellamento e dalle
successive catture vengono comunicati periodicamente all’I.N.F.S., Istituto
Nazionale per la Fauna Selvatica.
L’ I.N.F.S., Ente pubblico di ricerca e sperimentazione, con sede nazionale a
Bologna, opera come organo di consulenza scientifica e tecnica per lo Stato, le
Regioni e le Province, nell’interesse della comunità nazionale ed
internazionale in materia di conservazione e gestione del patrimonio ambientale
costituito dalla fauna selvatica.
Tutti i dati raccolti presso i vari Osservatori Ornitologici provinciali e/o
regionali vengono elaborati dagli ornitologi e quindi
trasferiti all’INFS per diventare nazionali, e all’EURING per essere di dominio
europeo.
I dati raccolti potrebbero essere utilizzati, ad esempio, per tentare di dare
una spiegazione scientifica alle migrazioni, fenomeno che riguarda milioni e
milioni di uccelli di tutti i continenti,dal piccolo
colibrì alle grandi cicogne, ma non ancora del tutto chiaro.

A Tigliole,
all’interno del Centro di Recupero Fauna Selvatica gestito dalla delegazione
locale della LIPU, a partire dal Gennaio 2004 sono state fino ad ora effettuate
40 giornate di inanellamento unicamente nel periodo
invernale. Queste uscite hanno portato alla cattura e marcaggio di un totale di
5347 uccelli. Riportiamo qui di seguito una tabella con le specie catturate
SPECIE
CATTURATE A TIGLIOLE DAL 2004

UBICAZIONE DELL’ OSSERVATORIO
L’Osservatorio Ornitologico che la LIPU ha realizzato
sul territorio della provincia di Asti, prevede
l’utilizzo di tre impianti di cattura fissi:
Il primo ed il più esteso si trova all’interno
del territorio del CRFS di Tigliole d’Asti, situato,
come detto in precedenza, su un rilievo collinare a circa 150-200 metri s.l.m.
e caratterizzato dalla presenza di boschi cedui di robinia alternati a boschi
di farnia e roverella, prati stabili, frutteti e coltivi.
Il secondo è situato in prossimità di una zona
umida sita nel comune di Moasca (recenti ricerche hanno dimostrato essere
un’importante area di svernamento per lo Strillozzo –Miliaria calandra).
Il terzo invece si trova nel nord-astigiano
all’interno di un’area denominata “San Tonco”,un’ampia
regione a morfologia in parte collinare ed in parte subpianeggiante che si
estende entro i confini del Comune di Piovà Massaia. Cerreto,
Passerano-Marmorito.
La zona boschiva di “San Tonco”
incorpora un biotopo umido di grande interesse naturalistico: si tratta di una
vallata lunga e stretta , racchiusa fra due aspre catene collinari, interamente
occupata da un fitto bosco idrofilo costituito quasi esclusivamente da ontani
neri, alternato ad ampie zone di canneto costituito pressoché interamente da un
fitto popolamento della ciperacea (Carex elata). Proprio quest’ultima
area paludosa descritta rappresenta un’importante rifugio
per numerose specie di anfibi, rettili, uccelli e mammiferi selvatici. Con
particolare riferimento all’avifauna, si segnala la presenza autunnale ed
invernale, quale sito di svernamento, di due specie inconsuete per il
territorio artigiano: lo Spioncello (Anthus spinoletta) ed il Migliarino
di palude (Emberiza schoeniclus). La notevole rilevanza naturalistica di
quest’area, unitamente alla vulnerabilità del biotopo (assoluta assenza di
vincoli ambientali) ed alle ingravescenti aggressioni di cui è oggetto negli
ultimi anni (tagli boschivi sconsiderati, sbancamenti
di terreno, apertura di strade, opere di “bonifica”, fortissima pressione
venatoria), richiedono l’urgente adozione di stringenti ed incisive misure di
tutela e conservazione ambientale. Per questo la LIPU di Asti
intende acquistare e/o affittare una parte di questi terreni per mantenere
intatta un’area di estrema importanza avifaunistica.
Gli impianti di cattura previsti nei comuni di
Moasca e di Cerreto sono utilizzati solo per previ periodi dell’anno in quanto sono unicamente siti di svernamento per gli
animali. L’impianto previsto all’interno del CRFS di Tigliole d’Asti, invece, puo’ essere attivo in tutte le stagioni.
STRUTTURA DEL SITO DI
INANELLAMENTO
La LIPU, su indicazione di esperti
ornitologi inanellatori, ha attrezzato l’area destinata alla cattura a fini
scientifici nel seguente modo:
Impianto di siepi. Le siepi sono
infatti un elemento indispensabile per la realizzazione di
un Osservatorio Ornitologico. La LIPU, in collaborazione con la Regione
Piemonte, ha messo a dimora circa 5.000 piantine per realizzare una siepe della
lunghezza complessiva di 500 metri ed una larghezza di 2 metri al fine di:
Dare alimento e riparo agli
uccelli durante l’inverno e durante le migrazioni.

Realizzare
un sito idoneo per la cattura e l’immediato inanellamento a scopo scientifico degli uccelli migratori.
Soggetti marcati possono successivamente,
infatti essere segnalati e ciascuna ripresa di un uccello inanellato,
attraverso la ricattura, ci dirà molto della sua vita, ed in particolare dei
suoi spostamenti. La ricostruzione a ritroso dei viaggi degli uccelli
inanellati ci consente di definirne le rotte di migrazione ed identificarne le
aree di sosta, fornendoci quindi informazioni cruciali per la pianificazione di
sistemi integrati di aree protette per le singole
specie

Sono state urtilizzate
piante che producono bacche, quali ad esempio:
Biancospino
Ligustro

Piracanta 
Corniolo
Crespino
Olivello spinoso
Prugnolo
Sorbo degli uccellatori
Lantana
Agrifoglio
Semina di raccolti a perdere. La LIPU utilizza parte dei
terreni del CRFS di Tigliole (circa 3.000 metri quadrati) per la semina di
raccolti a perdere (girasole, miglio, panico, mais), alimenti indispensabili
per aiutare gli animali a superare i rigori della stagione invernale.
Posizionamento di reti di cattura. Sono utilizzate reti tipo
“mist-net”, consigliate dall’Istituto, e distribuite sul territorio in modo
strategico sia per catturare più animali possibili, sia per arrecare loro meno
stress possibili.

