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Tutti i dati sono di proprietà dell'inanellatore e dell' Osservatorio Ornitologico della LIPU Sezione di Asti, per l'utilizzo citare, sarà possibile farne richiesta direttamente all' Osservatorio. Qualora i dati siano concessi, gentilmente citare la fonte. Si chiede di fare avere al proprietario dei dati, una copia della pubblicazione per l'archivio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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CENSIMENTO DEL Columba livia var. Domestica NELLA CITTA' DI ASTI

 

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DOWNLOAD DEI DATI

Sono di sponibili gli opuscoli informativi del censimento del Piccione nella città di Asti. Saranno distriubuiti dall'URP del Comune di Asti, inoltre sono reperibili anche presso la nostra sede.

La presenza dei Colombi negli ambienti urbani, come molti altri problemi faunistici, evidenzia aspetti ed implicazioni molto diversificate sia dal punto di vista biologico sia quanto concerne l'inquadramento normativo e gestionale.

Le città non sono solo costituite da case e di uomini. Altre presenze, palesi o occulte, ne fanno un mondo complesso. Piante e animali, che l'uomo ha portato nelle zone urbanizzate, hanno trovato invitanti spazi adatti alla colonizzazione.

La bella Columba livia abitatrice delle rocce da tempi immemori ha, forse seguendo altri animali, trovato utile colonizzare le città per motivi naturali.

La livia selvatica ha poi incrociato, nelle strade e nelle piazze, gli altri colombi domesticati, creando così incroci che hanno portato l'animale selvatico a restare fisso, nelle zone urbane, perdendo l'istinto a tornare nelle colonie naturali.

Questo intreccio di animali selvatici e zona urbana crea delle problematiche a volte anche gravi. Considerate le diverse esigenze di amministrazioni, cittadini e animali “urbanizzati”, si cercano delle soluzione per arginare e controllare la specie presa in considerazione.

Negli ultimi anni la presenza talora massiccia di Colombi di città sta destando preoccupazioni nel vasto pubblico e negli amministratori per potenziali rischi di natura sanitaria, danni ai manufatti ed altri problemi di convivenza con l'uomo.

La LIPU sia nazionale che decentrata sta ricevendo sempre più spesso richieste di collaborazione da parte di enti locali, mentre i singoli cittadini ed i soci ci contattano per avere informazioni o per ricoverare individui malati o feriti.

Le attuali popolazioni di Colombo di città hanno avuto origine da soggetti sfuggiti al controllo dell'uomo (individui fuggiti o abbandonati da colombaie, "ex" colombi viaggiatori, colombi rilasciati volontariamente nel corso di manifestazioni, colombi scampati ai tiri a volo un tempo esistenti, ecc.) e quindi appartenenti a forme domestiche di Piccione selvatico Columba livia, da lungo tempo allevate e sottoposte a selezione artificiale (Ballarini et al. 1989, Johnston e Janiga 1995).

Il Colombo di città non è quindi il Colombo torraiolo: quest'ultimo è un Piccione selvatico a tutti gli effetti insediatosi in contesti urbani, situazione oggi riscontrabile con estrema rarità (Baldaccini 1985).

Per questi motivi il mondo scientifico nonché organi tecnici ufficiali quali l'ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - sono concordi nel ritenere il Colombo di città non appartenente alla fauna selvatica tutelata dalla legge 157/92, bensì animale "randagio", e che la competenza in materia di gestione di tali animali vada individuata nell'Amministrazione comunale competente per territorio, d'intesa con i Servizi Veterinari dell'Azienda USL (cfr. nota INFS 6645/T-A18 dei 28.11.1996).

  1. ASPETTI BIOLOGICI

I Colombi convivono con l'uomo "da sempre" e costituiscono uno degli elementi del paesaggio urbano: è infatti una delle prime specie ad essere stata addomesticata, tra il 3000 e l'8000 a.C. nella Fertile Mezzaluna, dove l'uomo diventò un agricoltore sedentario. Oggi è la specie ornitica maggiormente inurbata e mostra un adattamento completo all'ambiente urbano, sfruttando ogni risorsa.

Il Piccione selvatico occidentale (Columba livia Gmelin 1789) è una specie di Columbide abbastanza diffusa; dalla sua forma domestica Columba livia var. domestica, che include i piccioni viaggiatori e numerose razze ornamentali e da carne, discendono i colombi semi-selvatici diffusi sia in Italia che all'estero, soprattutto nelle piazze delle grandi città.

L'uccello è lungo 30–35 cm con apertura alare di 62–68 cm. La parte posteriore sotto le ali bianca è la migliore caratteristica identificativa del piccione, ma anche le due linee nere che corrono sulle ali grigie. La coda è bordata di bianco. La testa e il collo sono grigio blu scuro nell'adulto con riflessi smeraldini. Gli occhi sono arancioni e possono essere circondati da anelli grigio-bianco. Le zampe sono rossastre.

È resistente e veloce nel volo. La vita di un piccione comune varia dai 3 ai 5 anni allo stato selvatico, ma può raggiungere anche 15 anni per le razze addomesticate.

Non è facile distinguere i due sessi, solo quando stanno insieme si può osservare il tipico comportamento del maschio che corteggia la femmina gonfiando il collo, roteando più volte su se stesso in una bizzarra danza ed emettendo un suono rugoloso, in gergo "TRR"; è inoltre a volte possibile distinguere la femmina dalla statura, spesso leggermente più piccola, e dal fatto che a volte si lascia rincorrere dal pretendente.

Durante l'accoppiamento, il maschio e la femmina si prendono per il becco e piegano il collo a vicenda molte volte, fino a quando la femmina non si accovaccia ed il maschio le salta sulla schiena per fecondarla.

La coppia cova due uova di colore bianco deposte dalla femmina, per 21 giorni si alternano di giorno la femmina e di notte il maschio. I nuovi nati saranno alimentati dalla coppia per i primi 5 giorni con una specie di latte proveniente dal gozzo dei genitori e per i giorni successivi l'alimentazione sarà un mix tra latte, semi di grano, semi di granturco e altro che i genitori possono facilmente trovare.

In un mese i piccoli sono pronti per volare ed abbandonare il nido e dopo solo sei mesi sono in grado di riprodursi.

Ha una mortalità al nido molto elevata (circa 90%), e una mortalità da adulti molto bassa (circa 10%), cioè una volta raggiunta la fase adulta, la specie è in grado di sopravvivere fino al massimo della propria vita.

Il ritmo della ricerca del cibo non è scandito dai regolari voli di foraggiamento, ma semplicemente nei grandi centri urbani questa abitudine si è persa ed il cibo viene interamente fornito da quanto la città possa offrire.

Hanno un altissimo potenziale intellettivo, ricordano orari, luoghi e momenti in cui il cibo viene messo loro a disposizione.

Hanno un elevatissimo tasso di adattamento e di sopportazione lineare nel tempo, questo sta a significare che azioni rivolte contro o a favore della specie, vengono assimilate in un lasso di tempo determinato.

Corrispondentemente risulta ridotta l'attività di volo; spesso si limita ad evoluzioni nei luoghi di riposo.

Per quando riguardo il comportamento riproduttivo, il colombo selvatico ha due cicli riproduttivi annui, il primo in tarda primavera (fine maggio/inizio giugno) ed il secondo il tarda estate (metà agosto). Dato l'adattamento alla città in ogni periodo dell'anno si possono avere percentuali di coppie riproduttive, fatta eccezione (percentuali molto basse di coppie) in dicembre e gennaio.

 

3. METODO DI CENSIMENTO

In un centro urbano la distribuzione può essere limitata ad un immobile o investire tutto l'agglomerato urbano in modo più o meno omogeneo.

Per avere un quadro completo del fenomeno, base fondamentale per ogni eventuale intervento di controllo, è necessario un censimento.

Il metodo di censimento adottato per la città di Asti è quello denominato dei “quadrati”.

Schematicamente, sulla mappa della città, si traccia un reticolo di quadrati di dimensioni note (300 mt. di lato). Scegliendo a caso una percentuale di quadrati non inferiore al 20%, si esegue una conta dei piccioni osservati nelle vie e nelle piazze di questi reticoli. Il metodo ha una buona approssimazione, ma presenta solo la problematica dell'individuazione numerica del piccione. Il metodo utilizzato, fornisce una stima della popolazione con un'errore sistematico del 10% sul totale. Il risultato è la densità per chilometro quadrato e una stima della popolazione. Il suddetto metodo però fornisce una sottostima della popolazione (incluso nel 10% di errore sitematico); al fine dei risultati è stato conteggiato anche questo aspetto, per rendere la stima effettuata, più corrispondente alla reale presenza.

Il lavoro svolto nel comune di Asti ha permesso di individuare le zone puntuali dove la specie è presente. Queste zone sono comprese tutte nei reticoli precedentemente descritti.


 

Il reticolo di Asti comprende il 100% del centro storico della città di Asti, luogo in cui è stato riscontrata la necessità del censimento in questione. Si sono volute inserire nei reticoli quelle zone dove, storicamente, si riscontrano i problemi dovuti alla specie in oggetto.

Il censimento è stato eseguito nei mesi di dicembre e gennaio momento in cui la percentuale delle coppie riproduttive è minore e la percentuale di giovani dell'anno è pressochè massima.
 

  1. AREA DI STUDIO

L'area oggetto di studio è rappresentata dal centro storico e dalla periferia sud più popolata della città di Asti, dove storicamente sono presenti molti individui della specie Columba livia.

Il censimento è stato sviluppato su 29 zone di 0,09 km2 ciascuna, per una superficie totale di 2,61 km2. In seguito alle visite delle zone sono state riscontrate, come previsto nel progetto, le varie aree di:

  • Soggiorno;

  • Alimentazione;

  • Riposo notturno;

  • Eventuali luoghi di nidificazione;

Le zone e i quadrati censiti sono stati scelti in base alle visite preliminari eseguite dai volontari LIPU e funzionari del Comune, oltre ai siti storici dove si riscontra molto spesso una presenza massiccia di individui.

Le zone sono state numerate da 1 a 29: partendo dall' alto a sinistra (zona 1), la numerazione è progressiva andando in orizzontale; escludendo la zona 29, successivamente inserita post-approvazione, per ritrovamento di un roost con un numero importante di individui.

Di seguito è raffigurata la foto satellitare di Asti con la divisione delle zone sovracitate.

Clicca sulla foto per ingrandire

  1. AREE DI CRITICITA'

Nelle zone studiate sono state rilevate anche i punti in cui sono presenti criticità per quanto riguarda la distribuzione della specie.

Si tratta di aree in cui sono presenti un numero molto elevato di individui aggregati.

Sono elencate di seguito:

  • Piazza Cattedrale, luogo di aggregazione dell'intera “tribù” delle zone 7,8,13;

  • Piazza San Secondo presso la facciata del palazzo dove è situato l'esercizio commerciale Vodafone e sui tetti adiacenti al palazzo del Municipio;

  • Il mulino di corso Savona (ritrovo pomeridiano)

  • Palazzi di fronte alla Saclà, (visibili scendendo da cavalcavia Giolitti, usato come riposo notturo e soggiorno delle prime ore del mattino);

  • Via Ugo Rossi (zona piazza Primo Maggio), con presenza massicia sui tetti nelle prime ore del giorno;

  • edifici ex-Ospedale, si rileva l'abitudine per alcuni individui, di soggiornare all'interno della costruzione oppure sulla facciata verso Corso Vittoria;

  • Viale Partigiani 55, tetto con fori per areazione da cui gli esemplari possono arrivare al sottotetto;

  • Ex-clinica San Secondo, rilevate deiezioni, non riscontrata presenza, si ipotizza la presenza all'interno della struttura;

  • Via Millavacca 24, possibili buchi per nidificazione.

Piccoli gruppi sono stati riscontrati inoltre nelle seguenti zone:

  • Tetto del mercato ortofrutticolo e zona C.R. Asti;

  • Tetto del Liceo Classico;

  • Vecchie ali dell'Istituto “A. Monti” e zone limitrofe;

  • Piazza Roma, presenza nei palazzi di Via Ugo Rossi;

  • Corso Savona in tutta la sua lunghezza, aggregazione sparsa di piccoli gruppi;

  • Zona Antiche mura – Viale partigiani; Via Giobert (zona liceo Artistico) e “passeggiata” Antiche Mura;

  • Via Natta, area del conservatorio, individuato punto di foraggiamento.

Oltre alla presenza certa dovuta all'osservazione prolungata degli individui, si segnalano altre criticità di tipo architettonico e sociale quali edifici dismessi e\o fatiscenti (posti ideali per il soggiorno o la nidificazione) e comportamenti di alcuni cittadini (perlaltro conosciuti) che, in alcune zone prestabilite, foraggiano gli individui di questa specie.

 

  1. CONCLUSIONI

Tramite il censimento e la successiva elaborazione dei dati si può concludere che la popolazione stimata è di circa 897 individui con una densità di circa 343 ind.\kmq. I dati sono riferiti al centro storico e all'area descritta in precedenza. Se si prende in considerazione tutta l'area comunale (152 kmq.) la densità si aggira attorno a 6 ind.\kmq., ma nel nostro caso si prende in considerazione esclusivamente l'area del centro storico e l'area di studio specificata al punto 4. I dati sono forniti nell'allegato 1.

Per la stima totale della popolazione sono stati presi in considerazione due fattori che, sommati alla prima stima, creano una strima più veritiera; e sono la deviazione standard della media (S.E.) e la percentuale di coppie nidificanti per il periodo dello studio (2 mesi).

Le linee guida ISPRA (Documenti Tecnici 1989 INFS – “Colombo di città Metodologie di controllo”) attestano come stress ambientale una densità di 300-400 ind.\kmq.: si evince che la densità della città di Asti è una densità da stress ambientale, ma non critica. Pertanto non urge applicare metodi restrittivi o di controllo, anche perchè l'ISPRA non specifica da quale densità è consigliabile agire con metodi contenitivi.

Oltre ai dati puramente statistici è stato possibile formulare alcune osservazioni che di seguito sono esplicitate.

Nel normale svolgimento del censimento si è potuto osservare la distribuzione della suddetta specie, che si può definire come aggregata (definita come la possibilità di identificare dei punti nello spazio in cui ci sia una maggiore concentrazione di individui.). Si possono quindi definire, delle piccole popolazioni o tribù che si distribuiscono in modo preciso sulla città.

Dal punto di vista del cittadino, la presenza di costruzioni, non permette di rendersi conto degli spostamenti che questi uccelli fanno durante il giorno; la probabilità calcolata di vedere lo stesso piccione è del 55%, in altri termini gli individui di colombo sembrano molti, ma in realtà sono sempre gli stessi e una volta su due il piccioni visto è sempre lo stesso. Infatti nelle prime ore del mattino (dall'alba alle 10,30 circa) la popolazione è pressochè stabile e immobile. Mentre tra le ore 11 e le ore 14,30 la popolazione, con spostamenti di massa, si dirige verso la zona compresa tra la località Torrazzo e la piana di San Marzanotto, per alimentarsi nei campi coltivati presenti in zona.

Nella figura che segue, alla pagina successiva, sono stati riportati i cinque spostamenti principali della specie. Le linee nere rappresentano le traiettorie teoriche che i gruppi percorrono.

Con i numeri rossi sono stati segnati i gruppi:

  1. La “tribù” di corso Galileo Ferraris si unisce nel suo spostamento con quella dell'Enofila in corso Felice Cavallotti e proseguono assieme fino in località Torrazzo.

  2. I gruppi presenti in piazza San Secondo e in Piazza San Paolo si uniscono per aggregarsi alla tribù di Piazza Marconi.

  3. Dai palazzi del cavalcavia Giolitti (P.zza Alba in fronte alla Saclà) si spostano in massa verso il mulino di Corso Savona.

  4. Al punto 3 vanno aggiunti i piccoli gruppi di Corso Savona che unitisi alla popolazione precedentemente descritta, si dirigono presso la località della piana di San Marzanotto.

  5. Le popololazioni presenti in zona 7 e 8, confluiscono tutti con la popolazione già esistente di piazza Cattedrale.

Si può concludere che è possibile controllare la popolazione di colombi in città utilizzando sistemi “morbidi” rispettosi della sensibilita ambientale della popolazione e correlati all'esigenza di conservazione della specie, sia pure entro certi limiti sostenibili. Infatti la quasi totalità dei problemi dei colombi nelle città dipende da una popolazione divenuta eccessiva ed è solo l'eccesso numerico che deve essere controllato. Ogni intervento deve essere integrato con altri possibili interventi, così da creare sinergia tra i vari metodi di controllo e raggiungere lo scopo. Non esistiono, per questi casi, azioni definitive e immediate. Si dovrà cercare di iniziare con un tipo di intervento e, anno dopo anno, intersecando i metodi, si potrà avere un risultato. Essendo un procedimento pluriennale i benefici, crescenti, si evidenzieranno a medio-lungo termine.

Si ricorda, inoltre, che la città fin dalle sue origini ha visto come abitanti i piccioni, e pertanto essi non devono sparire. L'eccessivo proliferare di questi animali è stata ed è la conseguenza di un'errata gestione della stessa città da parte dell'uomo.

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  1. PROPOSTE DI INTERVENTO

Queste linee di intervento sono state estrapolate ed adattate alla situazione Astigiana da un lavoro della LIPU nazionale. Sono considerate linee guida per la gestione del colombo in città, redatte dal responsabile dell'ecologia urbana Marco Dinetti.

Premetto che, come già specificato nei punti precedenti, le seguenti azioni, non hanno uno scopo risulutore ma uno scopo preventivo e di controllo.
 

7.1. Interventi di protezione passiva nelle strutture: riduzione luoghi di nidificazione e sosta.

Installazione di "dissuasori" passivi (o dissuasori luminosi) e chiusura con idonee reti di sottotetti, fori, cornicioni ed altre cavità (Montefameglio et al. 1992), ponendo attenzione a non precludere l'accesso ad altre specie quali passeri, rondoni, pipistrelli, ecc. Allestimento di nidi artificiali idonei ad offrire siti alternativi a rapaci notturni e Taccole, (Bollettino Ufficiale Regione Piemonte N°41 del 9/10/2008, Linee Guida per la gestione del colombo di città, sez. Allegati, Allegato 5).

Inserimento di dette prescrizioni nella normativa edilizia o emanazione di apposite ordinanze. I dissuasori passivi sono quindi particolarmente adatti per difendere edifici

di elevato valore architettonico (chiese, monumenti, ecc.) o notevolmente frequentati dal pubblico (scuole, ospedali, uffici comunali, caserme, ecc.). L'uso dei dissuasori è inoltre l'unico strumento cui può ricorrere il singolo cittadino.

E' consigliabile, inoltre, censire gli immobili fatiscenti segnalati durante il censimento; così da permettere al Comune di poter intervenire in modo mirato, sopratutto nel caso di ristrutturazioni urgenti.

PRO: metodo ecologico perché insiste sulle risorse ambientali.

CONTRO: efficacia limitata se circoscritta a pochi immobili.
 

7.2. Diminuzione delle risorse di cibo.

L'intervento in genere si fonda su di una ordinanza sindacale che vieta ai cittadini di fornire cibo ai Colombi.

L'efficacia di un simile provvedimento è limitata e discutibile, perché di solito non trova una reale applicazione; inoltre vietare drasticamente un comportamento 'caritatevole', senza prevedere alternative o adeguata educazione, appare socialmente inaccettabile.


 

Riteniamo quindi più utile che, assieme a eventuali ordinanze, si preveda:

- campagna educativa per disincentivare l'offerta di cibo da parte dei cittadini. Il cibo generalmente somministrato (pane, pasta) è povero di principi nutritivi e le elevate quantità inducono "indolenza" nei Colombi, favoriscono quelli più famelici e, in ultima istanza, determinano iperpopolazioni. Alle alte densità si assiste ad un ridotto successo riproduttivo, i giovani sono trascurati, le condizioni igieniche peggiorano e scoppiano più facilmente le epidemie. In poche parole troppo cibo significa una peggiore qualità della vita per i Colombi;

- azione di sensibilizzazione dei cittadini per 'spostare' l'abitudine a nutrire i Colombi verso specie non problematiche (passeriformi selvatici) tramite l'incentivazione dell'uso di mangiatoie ìn parchi pubblici e giardini;

- creazione di "case dei colombi" (colombaie) in aree aperte al pubblico, onde regolamentare l'alimentazione da parte dei cittadini, quale punto di informazione e di gestione degli individui malati o feriti (Haag-Wackernagel 1995). Nonostante l'interesse che questa strategia può rivestire, essa comporta un impegno ed un'organizzazione non indifferente. Pertanto, qualora essa non venisse gestita esclusivamente da enti preparati e affidabili, l'iniziativa si potrebbe rivelare fallimentare ed anche pericolosa sia per gli animali che per la salute pubblica.

PRO: se applicato realmente si rivela efficace in quanto il primo elemento che scatena le sovrappopolazioni è costituito dalla sovrabbondanza di cibo indotta artificialmente dall'uomo.

CONTRO: ragioni etiche ("si affamano i Colombi", "non è giusto vietare questo comportamento benevolo verso i volatili").

In città circondate da coltivi è possibile che i colombi, facciano più visite verso le zone di campagna.
 

7.3. Incremento dei predatori naturali (Falco pellegrino, Allocco, ecc)

- Incremento passivo: installazione di appositi nidi artificiali per aumentarne la densità.

- Incremento attivo: rilascio diretto di individui. Quest’ultimo intervento è auspicabile se prevede il rilascio di animali curati da centri di recupero fauna selvatica (individui feriti e nidiacei orfani provenienti dalla zona). Sono al contrario da osteggiare gli interventi che prevedono il rilascio di rapaci nati in cattività o acquisiti altrove "attivamente" (talora di provenienza estera) per ragioni economiche ed ecologiche. Quest'ultima posizione è condivisa anche dall'INFS (prot. 3766/T-A38 del 17.06.96) e dalla LIPU.

PRO: intervento ecologico sulla base dei rapporti preda-predatore

CONTRO: efficacia limitata (rapporto preda-predatore troppo sbilanciato, anche nelle migliori ipotesi di incremento demografico dei predatori), relativamente costoso e complesso.

 

7.4 Interventi diretti sulla popolazione.

Sensibilizzare la popolazione, con delibere, conferenze stampa che possano creare un senso civico e critico sull'argomento.

Sensibilizzare gli amministratori di condominio, per fare in modo di limitare la presenza di cibo, nei cortili degli edifici del centro storico.

Utilizzo dei vigili urbani per divulgare azioni positive, verso quelle frange della popolazione che inperterrite, foraggiano la specie, previo mini corso di aggiornamento sull'argomento.

Utilizzo degli operatori ecologici per la raccolta dei residui di cibo lasciati dalle suddette persone, previo mini corso di aggiornamento sull'argomento. Si consiglia, come già specificato precedentemente, di adottare misure di prevenzione, quale ad esempio, un'ordinanza che vieti l'alimentazione di tale specie, con affissione prolungata del documento.

Adottare misure di prevenzione, quale ad esempio, un'ordinanza che vieti l'alimentazione di tale specie, con affissione prolungata del documento. In caso di preesistenza del suddetto, si potrà pubblicizzare, con appositi metodi, la disposizione.

PRO: ottimo coinvolgimento della popolazione e delle rappresentanze degli enti pubblici.

CONTRO: di difficile gestione, se non coordinato bene rischia di creare caos e disinformazione. Costi poco preventivabili.

 

7.5 Interventi di controllo attivo: posizione LIPU sfavorevole
7.5.1 Cattura/soppressione, cattura/spostamento.

Interventi cruenti, inaccettabili sia sotto il profilo etico che tecnico. Antieconomici in quanta hanno una durata molto limitata nel tempo a causa dell’elevata prolificità dei Colombi e degli spostamenti da altre zone (immigrazione). Tra i molti studi compiuti in proposito, Sole Senar (1992) a Barcellona hanno dimostrato che la cattura e soppressione di 108.193 individui in cinque anni non ha provocato alcuna variazione nella densità delle popolazioni.L’allontanamento di una parte di individui sposta altrove il problema e può diffondere agenti patogeni.

 

7.5.2. Controllo farmacologico della fertilità tramite mangime trattato somministrato nell’ambiente.

Antieconomico causa la limitata efficacia nel tempo, con la necessità di trattamenti ripetuti (da due cicli all’anno nel caso del progesterone – “Ornisteril” – unico farmaco attualmente registrato in Italia, ad una continua somministrazione richiesta dall’uso della nicarbazina) e l’esigenza di raggiungere gran parte della popolazione per avere effetto: un esperimento compiuto a Roma con nicarbazina ha mostrato che solo il 55% dei Colombi assumeva il mangime trattato (Dell’Omo et al. 1998).

La diffusione delle sostanze nell’ambiente può risultare pericolosa per la salute dei Colombi (problemi di dosaggio), nonché per la popolazione umana. Il metodo è inoltre antiecologico (non selettivo) per il rischio di coinvolgere altre specie (Feare 1990) commensali quali Gabbiano comune Larus ridibundus, Tortora dal collare orientale Streptopelia decaocto e Taccola Corvus monedula, nonché predatori dei Colombi quali Sparviere Accipiter nisus (per il quale iniziano a registrarsi casi di nidificazione in molte città del nord), Pellegrino Falco peregrinus (presente stabilmente o temporaneamente in molte città quali Torino, Milano, Modena, Firenze, Livorno, Pisa, Roma, Napoli ecc.), Allocco Strix aluco (diffuso e nidificante in molte città), Gheppio Falco tinnunculus (presente in molte città), ecc.

Queste preoccupazioni sono anche condivise dall'INFS (Pr n. 4405/T-A18 dei 02.09.1997) e dal Dr. Daniel Haag-Wackernagel dell'Università di Basilea, uno dei massimi esperti mondiali di gestione dei Colombi di città (Prot. De 24.07.1997).

 

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